Parliamo di LAVORO – parte 2

La settimana scorsa abbiamo imparato a dire che lavoro facciamo. Adesso, entriamo nel dettaglio e aggiungiamo altre informazioni.

Ciao studenti!
Lo sappiamo tutti: il mondo del lavoro è duro! Eppure, il nostro mestiere è spesso uno degli aspetti che definisce di più la nostra identità.
La settimana scorsa abbiamo imparato a dire che lavoro facciamo, ma questo non basta a descrivere il nostro lavoro! Oggi quindi entriamo nel dettaglio e aggiungiamo nuove informazioni per descrivere meglio la nostra occupazione.

La sede di lavoro

Quando descriviamo il nostro lavoro, di solito la prima cosa che diciamo è: “Faccio l’avvocato“, oppure “Sono una dottoressa“. Con queste frasi, stiamo menzionando la nostra professione. In realtà però, possiamo accompagnare questa frase con la nostra sede di lavoro.

Ad esempio:
Sono una dottoressa. Lavoro in un ospedale;
Faccio l’avvocato. Lavoro in uno studio legale;
Sono impiegata. Lavoro all’ufficio comunale;
Faccio il ballerino. Lavoro in una compagnia balletto classico.

Gli orari di lavoro

Quando parliamo di lavoro, la gente può chiederci quali sono i nostri orari di lavoro. Questa domanda può essere fatta in molti modi. Vediamoli insieme e scopriamo come rispondere.

Che orari hai? – È una domanda generica, a cui rispondiamo con il tempo complessivo della nostra giornata di lavoro.

Ad esempio:
Lavoro la mattina/il pomeriggio/la sera;
Lavoro dalle 9:00 alle 17:00.

In quest’ultimo caso, possiamo anche dire “Ho orari da ufficio” perché la maggior parte degli uffici, in Italia, apre alle 9:00 e chiude alle 17:00. Sì, possiamo usare questa frase anche se lavoriamo in uno studio dentistico!

A che ora attacchi? / A che ora stacchi? – Forse queste domande vi sembrano difficili, ma non deve essere così. In realtà il loro significato è molto semplice. La persona che ci parla infatti vuole sapere semplicemente: “A che ora inizi? / A che ora finisci?“. Di conseguenza, dobbiamo rispondere in maniera più precisa.

Ad esempio:
Attacco a lavorare alle 9:00;
Stacco dal lavoro alle 17:00.

E se non abbiamo un orario fisso? Ecco qui una serie di opzioni a vostra disposizione!

Ho orari flessibili – significa che i vostri orari di lavoro cambiano di giorno in giorno;
Faccio i turni di notte – le fabbriche 🏭 di solito funzionano ventiquattro ore su ventiquattro. Alcuni operai 👩‍🏭 fanno i turni di giorno, altri fanno i turni di notte;
Per ora faccio gli straordinari – secondo la legge italiana, i lavoratori possono lavorare al massimo 40 ore a settimana. Se superate questo numero di ore, significa che state facendo gli straordinari.

Il contratto di lavoro

Il contratto stabilisce il rapporto di lavoro tra il datore di lavoro (il nostro capo, la persona che ci assume) e il dipendente o impiegato. L’insieme dei dipendenti di un’azienda si chiama “personale” o “staff“.

In Italia esistono tanti tipi di contratti di lavoro. Vediamo quelli più comuni:

contratto a tempo indeterminato – cioè senza una data di scadenza, una fine;
contratto a tempo determinato – cioè con una data di scadenza, una fine;
contratto a progetto – cioè un contratto che finisce quando si chiude il progetto.

Inoltre, sulla base dei nostri orari di lavoro, possiamo avere un

contratto full-time / a tempo pieno – quando lavoriamo 40 ore a settimana;
contratto part-time / a tempo parziale – quando lavoriamo meno di 40 ore a settimana.

Tante persone in Italia vorrebbero un posto fisso, e cioè un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Tuttavia in Italia ci sono due grandi problemi nel mondo del lavoro: il precariato, e cioè la mancanza di contratti di lavoro stabili, e il lavoro nero, cioè il fatto che a volte i datori di lavoro non offrono affatto un contratto ai dipendenti. In questi casi (speriamo mai!), se vogliamo, possiamo dire:

Ho un lavoro precario;
Non ho un lavoro stabile;
Non ho un posto fisso;
Non ho un contratto;
Lavoro in nero.

Alcuni professionisti, come avvocati e ingegneri però non hanno un vero e proprio contratto: lavorano per se stessi. Se esercitate queste professioni, allora potete usare frasi come queste:

Sono un lavoratore autonomo /una lavoratrice autonoma;
Sono un freelance;
Ho lavorato 20 anni in uno studio legale, ma adesso ho deciso di mettermi in proprio (= Ho fatto il lavoratore dipendente per 20 anni, ma adesso ho deciso di diventare un lavoratore autonomo e di aprire il mio studio legale).

Ferie e congedi

In Italia i lavoratori dipendenti hanno diritto alle ferie. Le ferie sono dei giorni in cui non si lavora ma comunque retribuiti.

Attenzione! In questi casi, in italiano, non si dice “Sono in vacanza“. La frase corretta è “Sono in ferie“. Quando diciamo “vacanza” infatti, gli italiani pensano al mare, alla montagna. In realtà, però, possiamo essere in ferie (e quindi non lavorare) e decidere di non andare in vacanza, ma di restare a casa. Alcune frasi utili in questo caso sono:

Questo Natale mi prendo una settimana di ferie;
Da domani entro in ferie;
Per quest’anno ho finito i giorni di ferie.

Allo stesso modo, i lavoratori dipendenti hanno diritti ad alcune giornate retribuite 💶 anche senza lavorare. I casi più comuni sono la malattia (quando non possiamo andare al lavoro perché siamo malati) e il congedo parentale (quando non possiamo o non vogliamo andare al lavoro perché preferiamo prenderci cura del nostro bambino).

Ad esempio:

Sono in malattia, ho la febbre alta;
Ho il raffreddore. Se domani mi viene la febbre, mi metto in malattia;
Aspetto un bambino, sono in maternità;
Io e mia moglie abbiamo avuto un bambino, quindi sono in paternità.

Lo stipendio

Lo stipendio sono i soldi che guadagniamo ogni mese. In Italia consideriamo i nostri guadagni su base mensile. È raro che qualcuno dica “Guadagno 20.000 euro all’anno”. È molto più comune dire: “Guadagno 1.500 euro al mese”. In questo caso possiamo dire:

Guadagno 1500 euro al mese – frase standard;
Ho uno stipendio di 1500 euro – frase standard;
Faccio 1500 euro al mese – frase informale.

E quando non lavoriamo?

Ehi! C’è spazio anche per voi! Non tutti hanno la fortuna di avere un lavoro. Ma questo non significa che non possiamo parlare di noi stessi. Ecco quindi alcune espressioni utili per chi non lavora!

Mi sono dimesso/a – questa frase viene dal verbo “dimettersi”, che significa proprio “licenziarsi”. Attenzione! Questo significa che il dipendente (e non il capo) decide di concludere il rapporto di lavoro. Quando ci dimettiamo, dobbiamo dare dei giorni di preavviso, ossia comunicare la nostra decisione con alcuni giorni di anticipo. Una buona alternativa a questa frase è: “Ho dato le dimissioni“;
Sono in cassa integrazione – con questa frase spieghiamo che in questo momento, a causa di una crisi economica o dell’azienda in cui lavoriamo, lo Stato paga il nostro stipendio al posto del nostro datore di lavoro. Questo sussidio statale garantisce circa l’80% del nostro stipendio per un po’ di tempo anche se la nostra azienda non ha più bisogno di noi;
Mi hanno licenziato/a – questa frase viene dal verbo “licenziare”, che è il contrario di “assumere”. Il nostro datore di lavoro ci assume quando vuole che lavoriamo per lui o per lei. Ma può anche licenziarci, e quindi concludere il nostro rapporto di lavoro. Un’alternativa ha questa frase è: “Ho perso il lavoro“;
Prendo la disoccupazione – con questa frase diciamo che riceviamo dallo Stato un sussidio (un aiuto) perché in questo momento siamo disoccupati;
Non arrivo a fine mese – con questa frase spieghiamo che i soldi che abbiamo non ci permette di coprire le spese di un intero mese.

Espressioni idiomatiche e modi di dire

Infine, tre piccole chicche per voi! Usatele, renderanno il vostro italiano molto naturale 😃

Sono stanco/a! Porto solo io il pane in tavola – portare il pane in tavola significa provvedere al proprio mantenimento e/o a quello della propria famiglia;
Sono stanco/a! Lavoro come un cane dalla mattina alla sera – è una frase molto informale che significa che lavoriamo DAVVERO tanto;
Sono stanco/a! Mi faccio il culo dalla mattina alla sera – significa la stessa cosa, ma contiene un’espressione volgare, quindi attenzione a usarla solo in contesti informali.

Un piccolo esempio

Vi lascio con un breve esempio di testo che possiamo usare per parlare del nostro lavoro. Se volete, scrivetene uno anche voi nei commenti qui sotto 👇

Alla prossima!


Mi chiamo Giulia e sono insegnante di italiano online. Non ho una sede di lavoro: lavoro da casa. Sono una lavoratrice autonoma e ho orari flessibili. A volte attacco a lavorare alle 9:00, altre volte alle 11.30. A volte stacco dal lavoro alle 18:00, altre volte alle 20:30. Quest’anno ho deciso di prendere due settimane di ferie. La prima settimana sono andata in vacanza al mare. La seconda invece sono rimasta a casa a riposare. Con il mio stipendio, arrivo a fine mese per fortuna!

2 pensieri riguardo “Parliamo di LAVORO – parte 2

  1. Ciao, Giulia! Mi è piaciuto molto questo testo. Ho una domanda. Allora, si può dire dopo il finito turno di lavoro: “ho smontato”? Mi pare che qualche volta l’abbia detto la mia coinquillina polacca che faceva l’infermiera. Grazie

    "Mi piace"

    1. Ciao Svjetlana! Sono contenta che il testo ti sia piaciuto 🙂
      La risposta alla tua domanda è sì: “smontare” significa concludere il proprio turno di lavoro. Ad esempio: “Oggi smonto alle 18.00”; “Ho smontato un’ora fa”. Bellissima domanda!

      "Mi piace"

Rispondi a Giulia Calandra Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: