In che lingua insegno?

È possibile comunicare in italiano con la propria insegnante quando non si è mai studiato l’italiano? Ecco un articolo per sciogliere i vostri dubbi!

Molti studenti e studentesse mi chiedono in che lingua insegni quando lavoro con studenti principianti. Questa domanda può sembrare banale, ma in realtà non lo è. Capisco infatti le perplessità di una persona che non ha mai studiato l’italiano e che magari conosce pochissime parole italiane: ciao, opera, musica, Colosseo, spaghetti. Come fa a comunicare con l’insegnante?

Come avete letto nella mia autobiografia linguistica, conosco diverse lingue. Ho una competenza professionale completa in inglese e francese e so comunicare discretamente bene in arabo (arabo standard e dialetto egiziano). Questo può far pensare che io usi queste lingue (soprattutto l’inglese) con studenti che parlano lingue molto diverse dall’italiano: ad esempio studenti cinesi, russi, ivoriani o guineani.

La verità però è che, quando insegno, provo a usare queste lingue (che si chiamano “lingue di mediazione“) il meno possibile. Con i miei studenti, parlo italiano sin dalla prima lezione. Come ci riesco? È possibile grazie al mio metodo d’insegnamento, che deriva dal cosiddetto “approccio comunicativo“.

Infatti, il mio metodo di insegnamento mira a creare il giusto equilibrio tra accuratezza e fluenza. Per me infatti è molto importante che gli studenti siano capaci di comunicare un messaggio in italiano sulla base del suo significato. Forse all’inizio questo messaggio sarà poco accurato dal punto di vista grammaticale, ma con il giusto esercizio la lingua diventerà sempre più solida.

Con il metodo comunicativo quindi non mi concentro solo sulla grammatica e sulla pronuncia, ma enfatizzo la comunicazione. Ma come si fa a perfezionare queste due capacità contemporaneamente? Ci sono diversi modi per farlo:

  • Usare la lingua per parlare di tante cose diverse (lavoro, famiglia, studi, viaggi… E, ai livelli più avanzati, attualità, politica, arte, società, storia, ecc.);
  • Impiegare testi scritti e orali (letture e ascolti) in lingua originale;
  • Sviluppare le strategie di comprensione attraverso attività specifiche;
  • Sviluppare la capacità di riflettere sulla lingua attraverso attività di riflessione grammaticale;
  • Valorizzare le esperienze personali degli studenti, che sono un prezioso contributo per realizzare il contenuto delle mie lezioni;
  • Promuovere l’uso della lingua italiana anche fuori dalla classe (in tutti i contesti possibili se gli studenti abitano in Italia, attraverso film, giornali, libri, gruppi di appassionati e chat se gli studenti abitano all’estero).

In generale, comunque, il metodo comunicativo si basa sui contesti di comunicazione che sono più vicini ai bisogni comunicativi degli studenti, e di conseguenza procede in maniera molto graduale. Che significa?

Significa che uno studente principiante non ha bisogno di dire cosa pensa della situazione politica del suo paese (e quindi di usare strutture grammaticali e parole difficili). Magari desidera farlo ma, in questo momento, farlo non gli è utile per imparare l’italiano. Inizialmente, uno studente principiante ha bisogno di imparare a salutare, presentarsi, parlare di sé e di ciò che ama e non ama. E proprio questo gli permette di usare strutture grammaticali e parole semplici, adatte a lui o a lei.

In fondo, se ci pensate, è proprio come quando facciamo una nuova conoscenza! Se siamo a una festa a casa di amici e facciamo amicizia con qualcuno, cominciamo dicendo: “Ciao, mi chiamo Giulia, piacere, e tu come ti chiami?”. Magari poi la conversazione va avanti, e si dice: “Tu che fai nella vita? Io faccio l’insegnante d’italiano. Adoro il mio lavoro perché entro in contatto con tante culture diverse”.

Di certo quando conosciamo una persona nuova non cominciamo dicendo: “Ciao, credo che se in Italia ci fosse meno disoccupazione, la gente sarebbe più soddisfatta”. 🤪

Ma torniamo alla questione principale, e cioè quella della lingua di insegnamento. Come vi dicevo, uso l’italiano sin dall’inizio e questo perché le cose che io e i miei studenti ci diciamo durante le prime lezioni sono così legate al bisogno di comunicare che semplicemente, nella maggior parte dei casi, non c’è bisogno di usarle.

Questo significa che le lingue diverse dall’Italiano sono vietate durante le mie lezioni? Assolutamente no, e per due ragioni ben precise.

La prima è una ragione strumentale: quando proprio non ci si capisce, usare altre lingue è utile. Secondo me, avere a disposizione tante lingue è un aiuto valido tanto quanto i gesti che usano le insegnanti che non (vogliono o possono) usare altre lingue nelle loro lezioni di italiano. Ovviamente però c’è un limite: l’aiuto di un’altra lingua non può diventare una scusa per non parlare italiano o per fare traduzione, altrimenti che senso ha? 😄

La seconda è una ragione metodologica: imparare una nuova lingua ci aiuta a diventare più consapevoli anche delle altre lingue che conosciamo. Sapere usare più lingue, capire le loro analogie e le loro differenze, ci permette non solo di migliorare l’italiano, ma anche di migliorare le nostre altre lingue (inclusa la nostra lingua madre).
Inoltre, “giocare” con le nostre lingue, metterle in comunicazione, ci permette di diventare più consapevoli delle culture legate a queste lingue e ci rende più aperti al mondo e alle differenze.

Per concludere quindi: insegno in italiano sin dalla prima lezione. Ma soprattutto, comunico con i miei studenti sin dalla prima lezione. Se io e i miei studenti siamo in difficoltà e abbiamo bisogno di usare un’altra lingua, lo facciamo, ma troviamo un compromesso per non dimenticare che stiamo studiando italiano in italiano.

Spero che questo articolo abbia chiarito i vostri dubbi sulle lingue che uso in classe.

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Infine, vi ricordo che potete contattarmi per prenotare le vostre lezioni di italiano e iniziare a studiare l’italiano online con me!

2 pensieri riguardo “In che lingua insegno?

  1. È un piacere trovare conferma alle idee che mi ero fatto anch’io insegnando a principianti. Ogni volta che ricorro all’inglese un po’ mi sento in colpa, poi però penso che i motivi per cui lo faccio ci sono e credo che tu li abbia ben descritti

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